La portaerei USS Carl Vinson in Vietnam

side effects vardenafil flushing Danang, città costiera del Vietnam Centrale, nota per le bellissime spiagge e per il suo passato come porto coloniale francese, è stato anche il luogo dove, nel 1965, i primi marines statunitensi sbarcarono, segnando così l’inizio del coinvolgimento americano nella guerra del Vietnam che si concluse nel 1975. Durante la guerra del Vietnam furono uccisi circa 58.000 soldati americani e circa 3 milioni di vietnamiti. Danang, una delle principali basi militari statunitensi durante la guerra, è ora la terza città più grande del Vietnam nel bel mezzo di un boom edilizio con decine di complessi turistici, i più esclusivi del paese, che spuntano lungo la costa panoramica.

real viagra professional online Dopo circa 43 anni, per la prima volta dalla fine della guerra del Vietnam, una portaerei della Marina statunitense è arrivata nel porto vietnamita. La USS Carl Vinson, di oltre 100.000 tonnellate, con un equipaggio di circa 6.500 tra marinai e marines, scortata dall’ incrociatore lanciamissili classe Ticonderoga USS Lake Champlain CG-57 e dalla cacciatorpediniere classe Arleigh USS Wayne E. Meyer, sarebbe la più grande presenza militare statunitense in Vietnam da quando la nazione del sud-est asiatico è stata unificata sotto la direzione comunista. Il Vietnam aveva acconsentito alla visita di quattro giorni della portaerei, durante un colloquio con il presidente Donald J. Trump, lo scorso anno.

soft viagra mail order usa La visita della portaerei americana arriva in un momento in cui la Cina è impegnata nell’aumento del suo build-up militare nel Mar Cinese Meridionale, territorio marittimo rivendicato anche dal Vietnam. (Un certo numero di paesi hanno rivendicazioni territoriali concorrenti nella regione: Vietnam, Cina, Indonesia, Filippine, Brunei, Tailandia e Singapore). http://discount-deltasone.com/ La Cina ha annunciato che aumenterà il suo bilancio della difesa dell’8,1%, un aumento maggiore rispetto ai due anni precedenti, poiché il leader Xi Jinping cerca di trasformare l’esercito del paese in una forza “di livello mondiale” che possa avventurarsi più lontano dalle proprie coste.  http://farmerskart.com/?x=does-levitra-work-on-women Pechino spenderà 175 miliardi di dollari per le sue forze armate, secondo il budget, che è stato reso noto prima della sessione di apertura dell’annuale Congresso nazionale del popolo.

order viagra La presenza delle navi americane nella regione rientra nello schema di proiezione militare globale degli Stati Uniti, i quali riaffermano relazioni più strette con alcuni paesi in un momento in cui Pechino mostra la sua forza politica, economica e militare nel sud-est asiatico.

canadian viagra Questa settimana, funzionari degli Stati Uniti hanno riferito che le navi da guerra americane continueranno a navigare senza preavviso vicino alle isole e agli atolli occupati dalla Cina, dando un segnale a Pechino che la sua sovranità in quelle aree non è riconosciuta. Il Pentagono continuerà a sostenere la libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale come ha fatto finora e a contrapporsi a Pechino che rivendica quasi l’intera area (80 per cento) attraverso la quale passano ogni anno più di 5 miliardi di dollari del commercio mondiale e nei cui fondali sarebbero presenti consistenti giacimenti di gas e petrolio.

watch La portavoce del ministero degli Esteri vietnamita, Le Thi Thu Hang, fa sapere che “la promozione delle relazioni bilaterali nel quadro del partenariato globale dei due paesi contribuirà a mantenere la pace, la stabilità, la sicurezza, la cooperazione e lo sviluppo nella regione”.

Buy Clomiphene 100mg La visita della portaerei americana dimostra quanto siano migliorati i rapporti tra Stati Uniti e Vietnam. Gli Stati Uniti hanno normalizzato le relazioni con il Vietnam nel 1995 e sollevato un embargo sulle armi nel 2016, e i due ex avversari hanno costantemente migliorato le relazioni bilaterali in tutti i settori, compresi commercio, investimenti e sicurezza.

Un ricercatore dell’ISEAS-Yusof Ishak Institute ha dichiarato che “sebbene la visita sia principalmente simbolica e non in grado di modificare il comportamento della Cina, specialmente nel Mar Cinese Meridionale, è necessario trasmettere il messaggio che gli Stati Uniti sono lì per restare”.

“Gli Stati Uniti sono ora un partner commerciale molto importante per il Vietnam e principale destinazione delle sue esportazioni”, ha detto Joseph Cheng, professore di scienze politiche presso la City University di Hong Kong. “In termini di sicurezza, entrambi i paesi condividono certamente un interesse comune sostanziale nel contenimento della Cina in vista della disputa territoriale tra Cina e Vietnam”. “Tuttavia, sembra che il Vietnam non abbia intenzione di diventare un alleato degli Stati Uniti”. “È fondamentalmente una sorta di strategia di copertura, una sorta di strategia di equilibrio del potere “.

Gli Stati Uniti e il Vietnam avevano normalizzato le relazioni nel 1995. La prima visita in Vietnam, dopo la guerra, nel porto di Ho Chi Minh City sul fiume Saigon, era stata effettuata dall’incrociatore USS Vandergrift, nel novembre 2003. Nel giugno 2012, l’allora Segretario alla Difesa Leon Panetta aveva visitato l’USNS Richard C. Byrd a Cam Ranh Bay – l’hub logistico delle forze statunitensi durante la guerra del Vietnam. Nell’ottobre 2016, due navi statunitensi – il sottomarino USS Frank Cable e il cacciatorpediniere USS John S. McCain – avevano effettuato la sosta in porto a Cam Ranh Bay.

Il significato geopolitico del Vietnam è sicuramente aumentato in questi anni, e gli Stati Uniti corteggiano il paese come un potenziale alleato per controbilanciare la Cina. Le relazioni tra i due paesi sono state sancite anche nel memorandum triennale d’intesa sulla cooperazione in materia di difesa fra i due Paesi Il 12 novembre 2017, Durante la visita di Trump ad Hanoi, nella Dichiarazione congiunta di Usa e Vietnam, si afferma l’impegno americano ad una maggiore cooperazione nel settore della difesa e una soluzione condivisa per affrontare le sfide della sicurezza regionale. E’ stato confermato il piano d’azione 2018-2020 sulla cooperazione della difesa tra Stati Uniti-Vietnam per attuare il “2011 Memorandum of Understanding” (MOU) sull’avanzamento della cooperazione bilaterale di difesa e il ‘2015 Joint Vision Statement on Defense Relations’, rafforzando le relazioni bilaterali di difesa nelle aree marittime di sicurezza, assistenza umanitaria e soccorso in caso di calamità, operazioni di mantenimento della pace e superamento delle questioni legate alla guerra.

Dal punto di vista economico, durante la visita del presidente Trump, sono stati annunciati nuovi accordi commerciali per 2 miliardi di dollari. Entrambi i leader hanno inoltre accolto con favore l’espansione dei legami energetici bilaterali, con l’importazione da parte del Vietnam di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti, nonché le misure adottate dal Vietnam per migliorare la propria capacità di generare energia solare con il sostegno degli Stati Uniti.

Un pensiero riguardo “La portaerei USS Carl Vinson in Vietnam

  • 3 maggio 2018 in 22:23
    Permalink

    Certo fa strano questa cosa.
    Ma, come si suol dire: “Il nemico del mio nemico è il mio miglior amico”. Solo che stavolta il Vietnam rischia, e di grosso. Intendo dire: le basi navali vietnamite sono le più strategiche per controllare le Paracel e le Spratly (basta guardare una carta geografica). Se il Vietnam offrirà, come sembra, appoggio alla USN in funzione anti cinese, rischia di far arrabbiare, e parecchio, Pechino.
    Ma il Vietnam non è la Nord Corea: i cinesi non avranno la stessa “pazienza”, non la possono avere e non hanno interesse ad averne.
    Francamente però non ce li vedo i cittadini elettori USA pronti ad appoggiare una guerra per difendere i massacratori di 58.000 + 500.000 loro padri, così come ben descritto in tutti questi anni da una Hollywood bravissima nel creare la storiografia di un’epoca che, al solito, andrebbe molto meglio studiata. Quindi (pre) vedo che i cinesi non lasceranno passare molto per risolvere la questione con un Vietnam direi quasi machiavellico.
    Immagino che, a quel punto, gli USA potranno reagire solo fomentando un escalation un po’ più ovest, armando l’India e spingendola a risolvere la “questione cinese” aperta da uno Sri Lanka al solito troppo concentrato a far fare soldi ai suoi nuovi ricchi, dando così modo alla USN di entrare in azione nella zona. La Cina a quel punto chiederà al Pakistan di fare pressione a ovest ma, tolto qualche colpo di artiglieria tra i monti, da quella parte altro non succederà: i pakistani hanno ben altri problemi.
    A quel punto vedremo quanto valgono i sistemi d’arma cinesi clonati in questi anni.
    Il limite si supererà solo se una Cina sconfitta e strategicamente frustrata, reagirà attaccando Taiwan.
    Si vis pacem…

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *