Rapporti più distesi tra Giappone e Cina?

Il Primo Ministro Shinzo Abe, in visita a Manila, avrebbe riferito che le relazioni tra Giappone e Cina sono migliorate a tal punto che il prossimo anno potrebbero riprendere le visite dei leader nei rispettivi paesi. In una conferenza stampa, alla fine del suo viaggio in Vietnam e Filippine, Abe ha riferito che in occasione del 40° anniversario della firma del trattato di pace e amicizia tra Giappone e Cina, cercheranno di portare le relazioni tra i due paesi ad un nuovo livello.

Nella città vietnamita di Danang, a margine del vertice del forum di cooperazione economica Asia-Pacifico, Abe ha tenuto colloqui con il presidente cinese Xi Jinping prima di recarsi a Manila, dove ha incontrato il premier cinese Li Keqiang. Xi e Abe hanno entrambi sostenuto che l’incontro ha segnato un “nuovo inizio” per i legami bilaterali. “Il Giappone e la Cina devono approfondire la cooperazione per la pace e la prosperità di questa regione”, ha detto Abe.

Il Primo Ministro giapponese ha affermato che la Cina potrebbe anche far parte della strategia “free and open Indo-Pacific”, idea che ha sostenuto durante tutto il suo viaggio nel Sudest asiatico. Il focus della strategia sul mantenimento di un ordine marittimo basato sullo stato di diritto è stato ampiamente interpretato come precauzione contro le attività espansionistiche della Cina nei mari meridionali e orientali.

Abe ha accolto positivamente la condivisione da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump del messaggio “free and open Indo-Pacific”. Secondo quanto riportato dal Japan Times, Abe non appare preoccupato dell’ipotesi che Trump si concentri sui problemi domestici piuttosto che sul mantenimento della presenza degli Stati Uniti in Asia, “il Giappone non ha alcun dubbio o preoccupazione sull’impegno statunitense nei confronti della sicurezza in questa regione”.

Mentre per quanto riguarda la Corea del Nord si è detto d’accordo, sia con Xi che con il presidente russo Vladimir Putin, nell’osservare con attenzione gli effetti delle sanzioni sulla Corea del Nord in vista dell’inverno rigido.

Al centro della disputa tra Giappone e Cina ci sono alcune isole disabitate nel Mare Cinese Orientale a lungo amministrate da Tokyo, ma rivendicate dalla Pechino (come Diaoyu) e da Taiwan (come Tiaoyutai). Secondo il Ministero degli Affari Esteri del Giappone, nel 1971, dopo che, nel 1968, la Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Asia e l’Estremo Oriente (ECAFE) ebbe condotto un’indagine accademica che rivelò la possibile esistenza di risorse petrolifere nel Mare Cinese Orientale, il governo della Cina e le autorità di Taiwan cominciarono ad avanzare formalmente le proprie rivendicazioni circa la “sovranità territoriale” sulle Isole Senkaku. Prima di allora non erano state in nessun modo sollevate da parte di alcuno stato o regione obiezioni in merito alla sovranità del Giappone sulle Isole Senkaku.

Isole Senkaku al centro della disputa

Dal 2012 le isole sono state al centro di uno scontro diplomatico, quando il Giappone nel settembre dello stesso anno decise di acquistare tre isole delle Senkaku (Uotsuri, Kitakojima e Minamikojima) e di acquisirne la proprietà da un privato cittadino, nel quadro del diritto civile nazionale. Negli ultimi anni, la Cina ha, di fatto, effettuato incursioni nei mari circostanti, intraprendendo azioni provocatorie attorno alle Isole Senkaku. Pechino metterebbe regolarmente a dura prova il controllo della sovranità delle isole Senkaku inviando imbarcazioni nelle acque territoriali giapponesi e in zone contigue. Navi e aerei di routine di entrambi i paesi s’incrociano intorno alla zona, sollevando preoccupazioni circa possibili collisioni o altri incidenti che potrebbero creare ulteriori attriti tra i due paesi. La Cina aveva incluso le isole Sekaku/Diaoyu nella zona di identificazione per la difesa aerea e ha aumentato la presenza militare nell’area.

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