Il Giappone amplia la sua base a Gibuti

Sebbene Gibuti sia un piccolo paese con una popolazione inferiore a un milione, è uno snodo importante lungo le rotte commerciali marittime internazionali, che conducono a nord verso il Mediterraneo attraverso il Canale di Suez e verso est fino al Mar Arabico e all’Oceano Indiano. Alcuni giorni fa, il Giappone ha deciso di espandere l’attuale base del SDF (Self Defense Forces) di altri 3 ettari nel paese africano di Gibuti, strategicamente importante per le missioni antipirateria nel Golfo di Aden al largo della Somalia. Secondo The Japan Times, l’attuale base operativa di 12 ettari dell’SDF a Gibuti ospita hangar, caserme e altre strutture.

La base giapponese è stata istituita, nel giugno 2011, nella parte nord-occidentale dell’aeroporto internazionale di Gibuti-Ambouli. Il ministro della difesa giapponese, Itsunori Onodera, ha dichiarato che il governo giapponese e quello di Gibuti hanno concordato un nuovo leasing per il terreno sul lato orientale della base SDF. Secondo alcune fonti, il governo giapponese utilizzerebbe il terreno per costruire strutture in grado di ospitare i cittadini giapponesi durante le crisi.

Nel luglio 2016, il governo giapponese aveva utilizzato un C-130 della SDF da Gibuti alla vicina Juba per evacuare quattro membri dell’ambasciata giapponese in un momento in cui la sicurezza peggiorava in un Sud Sudan devastato dalla guerra. La base, il primo avamposto oltreoceano del Giappone dalla seconda guerra mondiale, funge anche da contrappeso a quello che Tokyo vede come una crescente influenza cinese nella regione.

Gibuti è sede di Campo Lemonnier, ed è l’unica base permanente degli Stati Uniti in Africa e ospita circa 4.000 soldati, incluse forze speciali e civili Gli Stati Uniti utilizzano la base per le operazioni segrete di anti-terrorismo e altri interventi in Yemen, così come la lotta contro il gruppo terrorista islamico Al-Shabab in Somalia e contro Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP). Washington paga circa 60 milioni di dollari (53 milioni di euro) all’anno a Gibuti per la base. Nel 2014, l’amministrazione Obama aveva rinnovato l’accordo per la permanenza delle forze USA nella base per altri 20 anni.

Altre marine militari internazionali utilizzano il porto di Gibuti come base per la lotta contro la pirateria dalla vicina Somalia. La Francia mantiene una base con circa 2.000 soldati, (ex colonia francese). Il Giappone partecipa con 600 membri della sua forza marittima di autodifesa alle operazioni antipirateria delle Nazioni Unite, con aerei di sorveglianza e personale vario. Gli italiani sono presenti con circa 110 militari che compongono il nucleo permanente della missione. La Base fornisce supporto ai contingenti nazionali che operano nell’area del Corno d’Africa e nell’Oceano Indiano. La Marina della Liberazione Popolare della Cina ha aperto ufficialmente in agosto la sua prima base oltreoceano, un centro logistico nel piccolo paese del Corno d’Africa in grado di ospitare fino a 10.000 soldati e che servirà a garantire i notevoli e crescenti interessi di Pechino in tutta la regione e per proteggere le navi cinesi e condurre missioni antipirateria. L’hub costituisce il primo dispiegamento militare all’estero della Cina.

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