L’Est Europa blocca i lavoratori della Nord Corea -@L’Indro

BulgariaRepubblica Ceca e Romania hanno stabilito un precedente nell’importazione di forza lavoro, dopo aver analizzato le condizioni a cui sono sottoposti i lavoratori nordcoreani all’estero. La sospensione dell’importazione di lavoratori nordcoreani da parte di questi tre Paesi esteuropei è «un esempio di come gli stati possono in modo attivo prendere misure contro l’estorsione», ha dichiarato l’Ambasciata di Bulgaria in Corea del Sud, annunciando la decisione, scrive l’agenzia ‘Yonhap’.
L’esportazione di forza lavoro è considerata una fonte importante di entrate per la Corea del Nord (circa 100 milioni di dollari all’anno), una delle fonti di finanziamento dell’arsenale del regime, accusato di schiavitù moderna per le condizioni a cui vengono sottoposti i lavoratori in patria e la vera e propria estorsione che incombe su coloro che lavorano all’estero. Circa 50-60.000 nordcoreani sono impiegati all’estero, in particolare nell’industria mineraria, tessile ed edile.

Elvio Rotondo, Country analyst del think tank di geopolitica Il Nodo di Gordio, già in servizio presso l’Ambasciata d’Italia di Seoul e, in ambito multinazionale, presso il Multinational Cimic Group, in una lunga intervista sull’effettiva potenza militare del Paese, ci aveva spiegato il ruolo dei nordcoreani all’estero.

Una delle fonti di finanziamento della Corea del Nord è la valuta estera guadagnata dai lavoratori nord-coreani all’estero. “Ci sono diverse informazioni circa il numero di nordcoreani che il regime invia sistematicamente all’estero” che, secondo quanto riportato dal Japan Times, “si aggira tra i 50.000 ed i 60.000, le loro rimesse arrivano fino a 500 milioni di dollari l’anno, mentre secondo altre fonti, i lavoratori sarebbero il doppio e le stime delle loro rimesse verso Pyongyang varierebbero da decine di milioni a oltre 1 miliardo di dollari l’anno“, spiegava Rotondo. >

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