Poco più della metà dei distretti afghani sarebbe sotto il controllo del governo

Si prospetta un anno veramente difficile per il governo afghano, dopo che talebani e affiliati dello Stato islamico hanno recentemente condotto una serie di attacchi brutali in tutto il paese, e molto probabilmente, continueranno a mettere a dura prova le forze di sicurezza afghane nei prossimi mesi. La sicurezza ovviamente è la prima fonte di preoccupazione per le forze governative e della coalizione ancora presenti nel paese. Secondo dati riferiti al 15 novembre 2016 e rilasciati in una relazione di gennaio dall’Ispettore Generale degli Stati Uniti per la ricostruzione dell’Afghanistan (SIGAR), “circa il 57,2 per cento dei 407 distretti del paese sono sotto il controllo o l’influenza del governo afgano, ” 133 distretti sono “contesi” e 41 sono controllati dai talebani. Le vittime causate dagli attacchi dello stato islamico in Afghanistan sono aumentate dieci volte tra il 2015 e il 2016. Tra gennaio e ottobre 2016, SIGAR riferisce che gli scontri armati “hanno raggiunto il livello più elevato dal 2007, registrando un aumento del 22 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015”. Nel 2016 in Afghanistan sarebbero rimasti uccisi 923 bambini mentre 2.589 sarebbero rimasti feriti. Rispetto ai dati del 2015, questi numeri sono aumentati rispettivamente del 25% e del 23%. Negli ultimi otto anni di guerra, quasi 25.000 civili afghani sono stati uccisi e oltre 45.000 sono stati feriti.

Malgrado le promesse di Obama di ritirare i soldati dall’Afghanistan, la situazione di sicurezza nel paese aveva convinto lo stesso presidente ad autorizzare un significativo allargamento della campagna aerea durante i suoi ultimi mesi alla Casa Bianca. I bombardamenti da parte delle forze governative e della coalizione hanno causato nel 2016 un numero di vittime due volte superiore a quello del 2015. E questa escalation non sembra sia destinata a diminuire tanto presto. Nel 2016, gli Stati Uniti hanno colpito con un totale di 1.300 bombe sia obiettivi talebani che dei combattenti dello stato islamico, (nei primi tre mesi di quest’anno sono state lanciate più di 450 bombe). Dopo i successi sul campo di battaglia, lo scorso anno, i leader talebani sono diventati più refrattari che mai ai negoziati, come riporta la SIGAR, “non vedono alcun incentivo ad entrare in un processo strategico di negoziato” e considerano i «colloqui di pace» come «inutili».

Secondo il SIGAR, gli americani dal 2002 hanno speso circa 117,25 miliardi di dollari per l’assistenza e la ricostruzione. Altri 4,26 miliardi di dollari sono stati autorizzati, nel 2017, per le forze di sicurezza afghane con un livello di finanziamento probabilmente costante fino al 2020.

Come riportato in un articolo dello scorso anno, su questo blog, gli Stati Uniti hanno speso per la ricostruzione dell’Afghanistan, più di quello che spese per la ricostruzione dell’Europa occidentale, dopo la fine della seconda guerra mondiale, nell’ambito del Piano Marshall.

La Banca Mondiale prevede che il Paese “resterà fortemente dipendente dagli aiuti fino al 2030 e oltre”, mentre ogni livello di governo è viziato da una corruzione non controllata. Le forze di sicurezza afghane si basano ancora sull’attrezzatura, sulla logistica e sulla formazione americane. L’Afghanistan non è semplicemente pronto per un’esistenza post-americana, specialmente considerando le recenti incursioni dei Talebani e dello Stato islamico. In altre parole, la situazione attuale giustifica e avvalora le continue richieste di più truppe dei comandanti americani.

Secondo quanto riferisce Matt Johnson su CJOnline la politica estera di Trump è un misto di mezze idee e contraddizioni, ma la sua posizione sull’Afghanistan è abbastanza facile da comprendere. È bloccato nella stessa situazione che ha perseguitato Obama per otto anni: vorrebbe disperatamente ritirarsi, ma ogni indicatore suggerisce che sarebbe un errore disastroso.

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