La decisione della NATO di schierare 4000 soldati nei paesi baltici desta “scalpore”.

L’informazione continua a giocare un ruolo non indifferente negli scenari moderni, influenzando, anche in modo inconsapevole, comportamenti, azioni e decisioni che potrebbero creare difficoltà a qualsiasi governo.

Nella giornata di ieri, la diffusione della notizia dello schieramento di soldati italiani nei paesi Baltici, previsto per la prossima primavera, a ridosso del confine con la Russia ha creato un certo allarmismo. La decisione di schierare 4000 soldati della NATO risale a qualche mese fa e si rimane sinceramente basiti che molti politici “siano sorpresi”, della notizia (nota da tempo) divulgata dai giornali con titoloni da vigilia di guerra.

Si tratta della partecipazione simbolica di una compagnia composta da 140 militari italiani ad attività di deterrenza della NATO nei paesi Baltici. L’Italia fa parte dell’Alleanza Atlantica dalla sua fondazione e non fa altro che assolvere ai suoi compiti di paese membro partecipando alle sue attività.

Nel Vertice NATO di Varsavia del mese di luglio (dove erano presenti tutti i capi di stato dei paesi membri) era stato deciso l’invio di quattro battaglioni multinazionali, per un totale di 4,000 soldati, in Polonia e nei paesi baltici, per aumentare le difese contro la Russia come parte di un molto più grande mutamento nel sistema di difesa e postura di deterrenza della NATO (tra cui la “NATO Response Force”, una nuova forza “Spearhead” e 8 nuovi piccoli quartier generali nella parte orientale dell’Alleanza).

All’intervista del Segretario Generale della NATO in visita a Roma, che non ha fatto altro che ripetere quello che era stato deciso e detto qualche mese fa, sono seguite richieste di interrogazioni parlamentari da parte di politici che avrebbero dovuto essere a conoscenza degli impegni internazionali della propria nazione, molto prima di ieri.

Molti dimenticano che l’Italia partecipa già da diverso tempo con i suoi aerei (a turnazione con altri paesi) all’operazione NATO Baltic Air Policing per proteggere i cieli nei paesi baltici. (da gennaio ad agosto 2015 hanno effettuato 40 Alpha-Scramble (reali interventi di Difesa Aerea) – nello spazio aereo baltico. Appaiono quindi strumentali i commenti “sbalorditi” da parte di molti che hanno il solo intento di approfittare del momento per un beneficio politico.

Il territorio dei Paesi Baltici, dal punto di vista morfologico, è prevalentemente pianeggiante, interrotto da qualche altura di modesta altezza, il che significa che le città baltiche potrebbero essere invase dalla Russia con molta facilità (ipotesi remota), prima che la NATO possa muovere le truppe di stanza in altri paesi europei.

Un recente studio della Rand Corp. che simulava un’invasione russa ha scoperto che le capitali baltiche potrebbero essere invase in brevissimo tempo, in circa 60 ore. Per modificare tale calcolo, gli autori avrebbero raccomandato una presenza di truppe occidentali nella regione significativamente più alta, almeno – sette brigate, oltre 30.000 soldati. Un articolo del Washington Post dei primi giorni del mese di luglio riportava che la Russia, come risposta all’attività della NATO, prevedeva di formare tre nuove divisioni militari entro la fine dell’anno – decine di migliaia di truppe – per schierarli nei suoi territori più occidentali, nei pressi dei paesi Baltici e della Polonia.

4.000 soldati della NATO nella regione non rappresentano di certo una minaccia per la Russia, sono poca cosa rispetto alla potenza russa. I russi si trovano nel loro territorio con tutti i vantaggi e le loro potenzialità e non temono di certo di essere invasi dalle forze NATO di stanza nei paesi Baltici.

Le reazioni da parte russa non si sono fatte attendere. Si sono espressi naturalmente contro la decisione di schierare truppe NATO nei paesi Baltici. Il portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato all’ANSA che “la politica della NATO è distruttiva”. “L’Alleanza atlantica è impegnata nella costruzione di nuove linee di divisione in Europa invece che di profonde e solide relazioni di buon vicinato»”.

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