Libia – offensiva del Generale Haftar

Nel momento in cui torna ad intensificarsi l’attenzione internazionale sulla Libia, a rendere ancora più complicata la situazione ci sono le recenti mosse del generale Haftar che lo mettono sempre più in rotta di collisione con il governo di riconciliazione nazionale di Tripoli.

Nella giornata di domenica sono scoppiati combattimenti nella cosiddetta “mezzaluna petrolifera” libica, tra le forze fedeli al Generale Haftar, dominante nella parte orientale della Libia, e le milizie note come le Petroleum Facilities Guard, guidate da Ibrhim Jathran. Le milizie di Haftar avrebbero attaccato e sequestrato ben tre importanti terminali petroliferi.

L’improvvisa offensiva del comandante, il generale Khalifa Hifter, aggiunge un nuovo livello di guerra civile multiforme della Libia, e presenta una nuova sfida per l’autorità del governo di unità, già debole, sostenuto dalle Nazioni Unite. Haftar non ha riconosciuto il governo di unità nazionale e ha cercato di bloccare la sua formazione.

Le forze del generale Haftar hanno attaccato i porti petroliferi di Ras Lanuf, Es Sider e Zueitina, controllati dal 2013 dalla milizia nota come “Petroleum Facilities Guard”. I porti sono situati nella regione petrolifera a 50 miglia ad est di Sirte (città costiera, dove le milizie, sostenute dagli alleati occidentali con attacchi aerei americani, stanno assediando la principale base dello Stato Islamico in Libia).

Nel mese di luglio, Jathran aveva firmato un accordo con il governo di unità nazionale per riprendere le esportazioni di petrolio dalla Libia, ponendo termine ad un embargo di tre anni.Nella giornata di lunedi, l’autoproclamato Esercito nazionale libico riferiva di controllare Zueitina. Mediatori tribali avrebbero fatto pressioni sui militanti, che combattono per Jathran, per convincerli a cedere, favorendo l’avanzata.

L’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Martin Kobler, che sta lavorando per unificare il paese (tra le difficoltà incontrate con politici litigiosi e leader della milizia), ha espresso preoccupazione riguardo ai combattimenti per il controllo dei terminal petroliferi.

A Sirte, le milizie della città occidentale di Misurata, che stanno conducendo i combattimenti, hanno riferito nelle ultime settimane di essere vicini a espellere lo Stato Islamico dalla città. Il petrolio, principale fonte di ricchezza della Libia, è sempre stato l’elemento cruciale nel complesso conflitto civile scoppiato dopo la cacciata del colonnello Gheddafi nel 2011.

Le riserve della banca centrale del paese, derivanti dai proventi legati al commercio del petrolio, si sono rapidamente esaurite nel corso di quest’ultimo anno, causando il crollo della valuta libica e problemi economici. Ma le rivalità politiche e tra fazioni hanno ostacolato gli sforzi per riprendere la produzione petrolifera.

Il conflitto armato, le dispute politiche e gli attacchi dei militanti hanno ridotto la produzione di petrolio della Libia a circa 200.000 barili al giorno dai 1,6 milioni prodotti prima della caduta di Muammar Gheddafi nel 2011.

Secondo quanto riporta il New York Times, le milizie di Jathran dal 2013 ad oggi, periodo in cui hanno avuto il controllo dei terminal petroliferi, hanno fronteggiato e respinto due attacchi, uno da parte dello Stato islamico e uno da parte delle milizie di Misurata.

La tensione è cresciuta tra Haftar e Jathran, dopo la firma da parte di quest’ultimo dell’accordo per riprendere le esportazioni di petrolio, che lo poneva in una nuova alleanza. Questo accordo sarebbe dovuto entrare in vigore alla fine del mese, ma ora è in dubbio dopo l’ultimo attacco di domenica. I terminal petroliferi rappresentano una risorsa importante per il paese e per la sua ripartenza economica.

 

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