Fase finale dell’accordo di pace tra il gruppo Hezb-e-Islami e il governo afghano

Ancora pochi giorni e l’accordo finale di pace, tra il governo afghano e il gruppo Hezb-e-Islami sarà firmato, dopo mesi di negoziati di pace tra le due parti.

Alcuni giorni fa il portavoce di Hezb-e-Islami, Nadir Afghan, ha riferito che il CEO (Chief Executive Officer) Abdullah Abdullah (una sorta di primo ministro) aveva espresso riserve su alcuni elementi chiave delle raccomandazioni presentate dal suo partito, ma ha dichiarato che le due parti hanno raggiunto un’intesa reciproca sulle questioni controverse.

Secondo Afghan “le controversie su alcuni temi sono state risolte, e l’annuncio dell’accordo raggiunto sarà dato da una piattaforma nazionale nel giro di pochi giorni”. “Abdullah dovrebbe inoltre comunicare la posizione del governo sulla questione, dopo le festività di Eid “.

L’Alto Consiglio dell’Afghanistan sulla Pace (HPC), ha accolto la notizia dell’accordo definitivo tra le due parti definendolo una pietra miliare nel rafforzamento del processo di pace. Il processo di pace afghano ha avuto una situazione di stallo costante nel corso degli ultimi quindici anni.

Abdullah dovrebbe fornire il suo parere su alcuni punti chiave dell’accordo, la prossima settimana – punti che includono i tempi per il ritiro delle forze straniere dall’Afghanistan, il disarmo di Hizb-e-Islami, le riforme elettorali e il ruolo di Hizb-e-Islami nel governo.

Hekmatyar, leader del gruppo Hizb-e-Islami, in passato, prima di qualsiasi proposta di colloquio tra il suo partito e il governo afghano, poneva come condizione il ritiro completo delle forze straniere dall’Afghanistan. Indubbiamente Hekmatyar ha fatto un passo indietro rispetto al suo atteggiamento precedente, rivedendo le sue condizioni a fini del processo di pace con il governo afghano.

Per quanto riguarda il processo di pace con i talebani, l’HPC riferisce che i persistenti attacchi talebani contro i civili hanno gravemente compromesso ogni possibilità di raggiungere la pace con il movimento.

Nel mese di dicembre dello scorso anno, Pakistan, Afghanistan, Cina e Stati Uniti avevano messo in atto nuovi sforzi alla ricerca di una soluzione pacifica al conflitto in Afghanistan. Alti funzionari dei quattro paesi hanno tenuto diversi incontri per elaborare una tabella di marcia per i colloqui di pace organizzando il primo round in Pakistan nella prima settimana dello scorso marzo. Colloqui mai avvenuti perché i talebani avevano deciso di stare lontano dal processo di pace.

Secondo Global Security, il gruppo Hezb-e-Islami, guidato da Gulbuddin Hekmatyar, sarebbe il secondo gruppo di insorgenti più grande dopo i talebani. La fazione Hezb-e-Islami ha combattuto a fianco dei talebani contro le forze della coalizione NATO, ma è stato rivale dei talebani nel periodo in cui Hekmatyar era primo ministro. Nei primi anni 1990, Gulbuddin Hekmatyar ha servito il paese come primo ministro dell’Afghanistan. Il gruppo ha spesso operato sia come una famiglia criminale sia come apostolo di al Qaeda. Gulbuddin Hekmatyar è un leader mujaheddin afghano di etnia Pashtun e anti-americano, guida il gruppo Hezb-e-Islami in Afghanistan, noto anche come HIG, una fazione integralista dei mujaheddin. E’ considerato il maggiore responsabile dei combattimenti che hanno lasciato Kabul in rovina.

Nel marzo 2016, l’Afghanistan è riuscito a portare al tavolo dei negoziati il leader di Hezb-e-Islami, dopo che questo ha lasciato cadere le richieste sul ritiro delle forze straniere dal paese (Attualmente, il ritiro non sarebbe una condizione, ma un obiettivo). Kabul deve considerare se l’offerta di Gulbuddin Hekmatyar per terminare la campagna di insurrezione, che dura da di 15 anni, in cambio di un suo coinvolgimento nel governo, sia una proposta praticabile. Qualsiasi accordo avrebbe un prezzo. In questa fase, Hezb-e Islami tenta di diventare un partner di governo e ricoprire posizioni nelle istituzioni civili e di sicurezza.

In questo percorso sarebbero sicuramente da considerare i sentimenti e le preoccupazioni degli afghani per il ritorno di un uomo dal background sanguinoso e un’agenda politica estremamente radicale per il futuro.

Hekmatyar rimane, comunque, un personaggio ambiguo ma che potrebbe essere utile al governo afgano come mediatore con i talebani. Cosa che non sembra essere riuscita al cosiddetto gruppo dei quattro (Afghanistan, Pakistan, Usa e Cina) che aveva l’obiettivo di fissare le linee guida del rilancio del processo di pace afghano.

E’ giusto dimenticare il passato per costruire il futuro? Anche se più che futuro sembra un ritorno al passato!

Elvio Rotondo

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