Trovati documenti dello Stato Islamico nella città siriana di Manbij

In un briefing di aggiornamento operativo con i giornalisti del Pentagono in teleconferenza dalla sede centrale Centcom di Tampa, in Florida, il colonnello dell’Air Force Pat Ryder ha riferito che le Forze Democratiche Siriane (SDF) hanno recuperato più di 10.000 documenti e 4,5 terabyte di dati dello Stato Islamico durante l’offensiva per riprendere Manbij, roccaforte dello Stato islamico nel nord della provincia di Aleppo, in Siria. Le informazioni potrebbero rivelarsi utili per le future operazioni di contro-IS.

Il materiale raccolto finora include informazioni sulla presenza dello Stato Islamico a Manbij e sulla sua “portata globale”, tra cui dati su centinaia di combattenti stranieri dell’IS provenienti da 40 paesi diversi. La battaglia per riprendere Manbij si è trasformata in un combattimento urbano, ha detto ai giornalisti, l’avanzata dei combattenti del SDF è ostacolata da “innumerevoli cecchini e cinture di esplosivi”.

Ryder ha riferito che in alcune zone, la SDF è incappata in ben 600 ordigni esplosivi, una tattica difensiva spesso impiegata da combattenti dell’IS. “La SDF finora ha affrontato questa minaccia in modo efficace”. Un gruppo di consiglieri militari statunitensi avrebbe preso parte all’operazione per riprendere la città strategica di Manbij (di 80.000 abitanti) che si trova ad un crocevia importante che collega la roccaforte dell’IS di Raqqa al confine turco e alla provincia di Aleppo.

Il mese scorso, secondo quanto riportato dal sito curdo rudaw.net, 250 soldati Usa sarebbero stati dispiegati in Siria per coordinare le SDF (composta da gruppi armati, tra cui i curdi del Kurdish Popular Protection Units e una parte dell’Esercito libero siriano).

Ryder ha riferito anche che in Iraq, con l’assedio dell’aeroporto di Qayyarah, le forze di sicurezza irachene hanno conquistato un pezzo fondamentale di territorio che potrebbe essere utile per l’eventuale isolamento di Mosul. Le forze irachene continuano a spingere verso la città di Qayyarah e hanno liberato il villaggio di Ijhala Sharqi dall’IS, che si trova tra l’aeroporto e Qayyarah,.

Il portavoce di Centcom ha dichiarato inoltre che “l’IS una volta misurava il suo successo dalla quantità di territorio che controllava e dalla velocità delle loro operazioni offensive per conquistarlo”. Ma il territorio che l’IS attualmente controlla continua a ridursi, in quanto l’organizzazione terroristica si ritrova costantemente impegnata su più fronti dalle forze locali anti-IS e dalla coalizione di forze aeree.

Il Segretario alla Difesa americano Ash Carter ha riferito che il Pentagono avrebbe inviato ulteriori 560 soldati, con il ruolo di supporto, per aiutare le forze irachene a riprendere la città settentrionale di Mosul in un’offensiva pianificata per la fine di quest’anno.

Il nuovo dispiegamento di truppe, che dovrebbe avvenire nel giro di alcune settimane, aumenterà il numero delle forze statunitensi in Iraq a circa 4.650, numero di gran lunga al di sotto del picco di circa 170.000 raggiunto durante l’occupazione quasi nove anni fa.

Oltre ai combattenti dell’IS ci sarebbero altri elementi ostili al dispiegamento americano nel paese, tra cui il potente religioso sciita, Muqtada al-Sadr, che avrebbe dato indicazioni, secondo quanto riportato dalla Reuters, ai suoi seguaci di colpire le truppe statunitensi dispiegate in Iraq.

 

Elvio Rotondo

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