La Nigeria affronta una nuova minaccia nel Delta del Niger

Un’ondata di attacchi da parte di militanti ai pozzi di petrolio e gasdotti nel sud della Nigeria minaccia di far deragliare la campagna dell’esercito contro il gruppo terroristico islamista Boko Haram, nel nord del paese, lungo i confini nord-est della Nigeria con Niger, Ciad e Camerun. Il governo si ritrova a combattere insurrezioni separate che infuriano all’estremità del paese più popoloso dell’Africa.

Gli attacchi ai gasdotti, da parte di un gruppo che si autodefinisce “vendicatori del delta del Niger”, hanno provocato un taglio alla produzione di petrolio della Nigeria di circa la metà, nelle ultime settimane, e ha costretto il governo del Presidente Muhammadu Buhari a iniziare lo spostamento di mezzi militari – tra cui alcune forze addestrate negli Stati Uniti – lontano dalla lotta contro Boko Haram, gruppo che ha dichiarato la sua fedeltà allo Stato islamico.

John Campbell, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Nigeria ha dichiarato che “ci sarebbero segnali che risorse militari siano sottratte dal nord-est per rinforzare la presenza militare nel Delta, poiché quello che sta succedendo colpisce profondamente il reddito della nazione”.

Circa il 70 per cento del fatturato annuale del governo proviene dalle esportazioni di petrolio e gas (con un mercato già fortemente colpito dal crollo del prezzo del greggio sui mercati internazionali), e i funzionari di Abuja, nelle ultime settimane, si stanno dando da fare per contenere la minaccia – dispiegando navi da guerra, motovedette e caccia nel delta del Niger.

Secondo Campbell se si riduce la pressione militare nel nord-est su Boko Haram, che si trova sulla difensiva, ma non distrutto, il gruppo sarà in grado di riprendersi abbastanza rapidamente.

In un rapporto del mese scorso del Crisis Group (ICG), un think tank con sede a Bruxelles, si sostiene che Boko Haram sia stato “messo sulla difensiva” da una risposta militare estesa e coordinata in cui la Nigeria e i suoi vicini si sono impegnati sin dallo scorso anno. Ma un nuovo rapporto di questa settimana dell’ICG ha evidenziato una diffusa corruzione tra le forze armate nigeriane, e ha concluso che l’esercito non ha personale sufficiente per condurre una guerra su due fronti.

“I Militari della Nigeria sono in difficoltà”, secondo l’ICG. “Per un paese di oltre 170 milioni di persone, di fronte a numerose sfide alla sicurezza – una rivolta islamista nel nord-est e un conflitto per le risorse nel delta del Niger – i militari sono meno di 120.000 e chiaramente non bastano.”

Tuttavia, secondo il Wall Street Journal, per garantire la sicurezza delle infrastrutture petrolifere nel sud, l’esercito ha recentemente spostato un gruppo di soldati addestrati negli Stati Uniti dal fronte nord-orientale contro Boko Haram, e ha utilizzato anche arei di sorveglianza per cercare di monitorare l’area perlustrando le fitte foreste di mangrovie, per individuare i campi controllati dai cosiddetti “Vendicatori del Delta del Niger”.

Il Presidente Buhari, spera di trovare, nel negoziato, una soluzione agli attacchi nel sud e per questo aveva ordinato una sospensione degli attacchi militari nel sud per fornire agli insorti una finestra per avviare i negoziati, che sembrano aver accettato in questi giorni.

Il Ministro nigeriano del Petrolio, Emmanuel Ibe Kachikwu, aveva detto, il 6 giugno scorso, che il Presidente aveva autorizzato la nomina di una squadra di alto livello “per iniziare il processo di un dialogo molto intenso”.

Molti fattori contribuiscono a creare conflitti e quello del Niger-Delta è principalmente causato dalla povertà radicata nella regione e dalla mancanza di un’equa distribuzione delle ricchezze prodotte dall’attività estrattiva nell’area, con le relative rivendicazioni economiche della comunità locale. I problemi che sono alla base del risentimento della popolazione, se non risolti dal governo nigeriano, rischiano di destabilizzare l’intero paese.

 

Elvio Rotondo

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