La presenza militare straniera a Gibuti

Gibuti è un piccolo stato di oltre 900.000 persone, ormai diventato sede di basi militari di diverse potenze mondiali. Il suo porto è posto all’ingresso del Mar Rosso e del Canale di Suez, su una delle rotte marittime più trafficate del mondo. Questa rotta è di fondamentale importanza per la salute dell’economia mondiale visto che 20.000 navi, e un non trascurabile 20 per cento delle esportazioni mondiali, vi passano attraverso, ogni anno.

Uno dei motivi per cui, oggi, ci sono molte forze militari internazionali che vogliono stabilire una presenza a Gibuti è la sua vicinanza alle regioni irrequiete dell’Africa e del Medio Oriente, cosa che lo rende particolarmente “attraente”. Gibuti si trova esattamente nell’epicentro del movimento jihadista del Corno d’Africa e della parte meridionale del Medio Oriente.

Nella Repubblica di Gibuti ci sono, naturalmente, oltre agli americani, i giapponesi, gli italiani, ora i cinesi, e sicuramente in futuro, anche i sauditi.

Secondo il sito Gulfnews, nei primi giorni del mese di marzo, il governo saudita ha incaricato il ministro della Difesa Mohammad Bin Salman Al Saud di discutere con Gibuti la bozza di un accordo tra i due paesi per aumentare la cooperazione militare.

Djibouti, ha sempre tenuto una politica relativamente non-allineata ma, recentemente, ci sarebbero stati segni di un cambiamento di rotta del piccolo paese, verso l’orbita di Riyadh.

Nel mese di gennaio, Gibuti aveva rotto le relazioni diplomatiche con l’Iran a seguito degli attacchi contro l’ambasciata saudita a Teheran e il consolato generale nella città settentrionale di Mashhad.

L’Arabia Saudita fornirebbe sostegno finanziario a Gibuti e il paese ha ultimamente aderito alla coalizione islamica guidata da Riyadh, che recentemente ha organizzato una massiccia esercitazione nel nord dell’Arabia Saudita.

Dopo l’indipendenza nel 1977, la Repubblica di Gibuti è diventata membro della Lega araba, anche se tra la sua popolazione, etnicamente mista, gli arabi non erano più di 6.000. L’appartenenza di Gibuti alla Lega Araba ha permesso all’Arabia Saudita di estendere il suo sostegno finanziario e diplomatico. L’Arabia Saudita è anche un importante partner commerciale.

L’interesse saudita verso Gibuti secondo quanto riportato in un articolo del “National Interest”, nel breve termine, almeno, deriva probabilmente dal coinvolgimento del Regno nella guerra civile yemenita. Gli Houthi, che l’Arabia Saudita combatte, sarebbero stabiliti in diverse aree dello Yemen occidentale. Una struttura saudita a Gibuti potrebbe portare beneficio a Riyadh, in quanto aprirebbe un nuovo fronte contro gli Houthi. Inoltre, l’Iran fornirebbe, probabilmente, materiale agli Houthi, con navi nel Golfo di Aden, e una presenza militare saudita a Gibuti potrebbe monitorarne i movimenti.

Gibuti è sede di Campo Lemonnier, l’unica base permanente degli Stati Uniti in Africa e ospita circa 4.000 soldati, incluse forze speciali e civili

Gli Stati Uniti utilizzano la base per le operazioni segrete di anti-terrorismo e altri interventi in Yemen, così come la lotta contro il gruppo terrorista islamico Al-Shabab in Somalia e contro Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP).

Washington paga circa 60 milioni di dollari (53 milioni di euro) all’anno a Gibuti per la base. Recentemente, gli Usa hanno rinnovato l’accordo per la permanenza nella base per dieci anni con l’opzione per altri dieci.

Altre marine militari internazionali utilizzano il porto di Gibuti come base per la lotta contro la pirateria dalla vicina Somalia. La Francia mantiene una base con 1,900 soldati, (ex colonia francese). Il Giappone partecipa con 600 membri della sua forza marittima di autodifesa alle operazioni antipirateria delle Nazioni Unite, con aerei di sorveglianza e personale vario. Gli italiani sono presenti con circa 80 militari che compongono il nucleo permanente della missione. La Base fornisce supporto ai contingenti nazionali che operano nell’area del Corno d’Africa e nell’Oceano Indiano.

Ultimamente, anche la Cina ha firmato un accordo con Gibuti per l’installazione, entro la fine del 2017, di una base “logistica navale” in grado di ospitare fino a 10.000 soldati e che servirà a garantire i notevoli e crescenti interessi di Pechino in tutta la regione. L’hub costituirà il primo dispiegamento militare all’estero della Cina.

La Cina, oltre alla sua nuova base navale, sta finanziando importanti progetti infrastrutturali a Gibuti, compresi i collegamenti di trasporto per i mercati chiave della vicina Etiopia, priva di sbocco sul mare.

Gibuti, oltre a essere una rara oasi di stabilità nel Corno d’Africa, è indubbiamente un punto strategicamente importante da cui partire per proteggere le importazioni di petrolio dal Medio Oriente che attraversano l’Oceano Indiano verso la Cina.

Come riportato su un mio recente articolo su “Affari Internazionali”, la struttura, oltre a servire da hub logistico, consentirà ai cinesi di “estendere la loro portata”. Una base cinese nel Corno d’Africa aumenterebbe la presenza della Cina nel continente africano, dove ha già una presenza militare di circa 2mila truppe, schierate in missioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite.

Secondo la forza dell’EU, con le marine internazionali nell’area, gli attacchi dei pirati somali sono drasticamente diminuiti: 176 attacchi sono stati registrati nel 2011, e nessuno nel 2015.

Elvio Rotondo

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