Gli interessi della Cina in Afghanistan

La Cina, insieme ad altri paesi (Afghanistan, Pakistan, Usa), non solo si pone con attenzione nei colloqui, per il rilancio del processo di pace afghano, con l’obiettivo di fissare le linee guida, ma starebbe anche pensando a passi concreti verso l’assunzione di un ruolo sulla sicurezza in Afghanistan.

L’agenzia Bloomberg ha riportato che nelle ultime settimane la Cina ha promesso 70 milioni di dollari in aiuti militari all’Afghanistan e ha proposto un gruppo di sicurezza, composto da quattro paesi tra cui Pakistan e Tagikistan. La partnership – lanciata dal generale cinese, Fang Fenghui, e approvata dal presidente afghano Ashraf Ghani, a Kabul, il mese scorso – vedrebbe la Cina aiutare a coordinare gli sforzi per combattere il terrorismo alle sue porte.

La manovra potrebbe essere dettata dalla crescente preoccupazione di Pechino che i colloqui di pace tra il governo afgano e i talebani possano fallire, e che il territorio afghano possa fornire un rifugio sicuro ai militanti uiguri legati allo Stato Islamico e quindi organizzare attacchi contro la Cina.

A differenza della SCO (Shanghai Cooperation Organization), organismo intergovernativo fondato il 14 giugno 2001 dai capi di Stato di sei Paesi: Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, il nuovo gruppo si concentrerebbe sull’Afghanistan e sul terrorismo. Gli ostacoli sono immensi in quanto l’Afghanistan e il Pakistan, di routine, si accusano a vicenda di usare i militanti per raggiungere obiettivi strategici.

La Cina si è unita agli Stati Uniti e al Pakistan per cercare di mediare i colloqui tra il governo di Ghani e i talebani, che hanno guadagnato terreno nel momento in cui le truppe americane hanno trasferito la responsabilità della sicurezza alle forze afghane. Questi sforzi hanno prodotto poco fino ad oggi, soprattutto a causa delle lotte intestine tra i talebani dopo la rivelazione, dello scorso anno, della morte del fondatore Mullah Omar. Allo stesso tempo, la sicurezza sul terreno sta peggiorando. Sono apparsi gruppi che giurano fedeltà allo Stato Islamico mentre i talebani controllerebbero, ora, una fascia di territorio più ampia che nel 2001, spingendo gli Stati Uniti a modificare il calendario del ritiro delle truppe da un conflitto che ha ucciso 2.300 soldati americani e costato più di 700 miliardi di dollari.

La Cina e l’Afghanistan condividono solo un confine di 92 chilometri, tra cui l’antica “via della seta” nota come il Wakhan Corridor. La vicinanza alla regione cinese dello Xinjiang preoccupa particolarmente la Cina. Il governo cinese ha accusato i membri della minoranza musulmana della regione degli uiguri di numerosi attentati, tra cui uno ad una stazione ferroviaria nella città sud-occidentale di Kunming nel 2014, dove rimasero uccise 31 persone e ferite 141.

Il Presidente afghano, Ghani, ha citato l’East Turkestan Islamic Movement – fondato da militanti uiguri, accusati dalla Cina di fomentare disordini nello Xinjiang, come uno dei gruppi che giustificano la necessità di una risposta coordinata anti-terrorismo. Circa 300 uiguri figuravano su una lista, ottenuta il mese scorso dai servizi segreti tedeschi, di 22.000 combattenti dello Stato Islamico, lo ha riferito Li Wei, capo della sicurezza e della ricerca anti-terrorismo all’Istituto della Cina delle relazioni internazionali contemporanee.

“Il legame tra i militanti uiguri e lo Stato Islamico è tra le nostre grandi preoccupazioni”, ha detto Li, la cui organizzazione è affiliata con il Ministero della Sicurezza di Stato della Cina.

La Cina sta già contribuendo all’addestramento della polizia afghana e ha promesso 2 miliardi di yuan (327 milioni di dollari) in aiuti economici a Kabul nel prossimo anno. Eppure le sue ultime mosse vanno oltre, ha detto Andrew Small, ricercatore presso il German Marshall Fund con sede a Washington e autore di “The China-Pakistan Axis: la nuova geopolitica dell’Asia”.

“Aiuti militari e la cooperazione militare con l’Afghanistan sono un gradino sopra il precedente sostegno diplomatico ed economico”, ha detto Small. “Se la situazione non viene stabilizzata, le minacce dirette dall’Afghanistan sembreranno più preoccupanti, oltre alle implicazioni per la sicurezza della Cina e gli interessi economici nella regione.”

Il presidente dell’Afghanistan, Ghani, ha una lunga esperienza nel trattare con la Cina, da quando era alla Banca Mondiale, e vede Pechino come una fonte importante di aiuti e investimenti, oltre a riconoscere alla Cina la capacità di influenza sul Pakistan.

La Cina ha mantenuto un profilo basso in Afghanistan negli ultimi dieci anni dopo aver fornito supporto alla resistenza dei mujaheddin contro le forze sovietiche nel 1980. Quando i talebani erano al potere nel 1990, la Cina non aveva stabilito relazioni diplomatiche, ma aperto legami commerciali e incontrato i leader talebani per chiedere loro di non sostenere i separatisti nella regione nord-occidentale cinese, per lo più musulmana, dello Xinjiang.

Oggi, dal punto di vista economico, i cinesi sono propensi a raccogliere i massimi benefici in quanto stanno rapidamente impossessando di una parte importante delle risorse naturali dell’Afghanistan attraverso la “China Metallurgical Group Corp.”, la “Jiangxi Copper Corporation”, e la “Zijin Mining Group Company” vincendo un’offerta congiunta del valore di $ 3.5 miliardi di dollari destinato allo sviluppo di ciò che è stato pubblicizzato come il più grande giacimento di rame non sviluppato al mondo.

 

Elvio Rotondo

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