Le milizie sciite irachene

Le milizie sciite in Iraq, molte delle quali sostenute dall’Iran, mobilitate per la lotta contro gli estremisti sunniti dello Stato islamico, recentemente hanno accresciuto di molto il loro potere nel paese. Le Unità di Mobilitazione Popolari (Hashd al-Shaab) sono state create dal governo a maggioranza sciita di Bagdad, a quel tempo guidato da Nouri al Maliki, in seguito alla conquista di Mosul, da parte dello Stato Islamico, il 10 giugno 2014.

Il sito “Globalsecurity” ha riportato che l’Iran ha fornito alle forze irachene e ai volontari delle milizie armi e munizioni sin dai primi giorni della guerra contro l’ISIS. Le truppe iraniane hanno spesso lavorato con le forze irachene. Benché pagate dal ministero dell’Interno iracheno, le forze erano nella catena di comando iraniana. L’Iran ha mosso i primi passi verso il rifacimento della regione a propria immagine con la creazione di milizie popolari in Iraq (le cosiddette forze di mobilitazione popolare) e Siria (le Forze di difesa nazionale), attingendo in gran parte dalle comunità sciite locali e sciiti di origine afghana e pakistana.

Le Unità, in questo momento, non mostrano alcuna intenzione di mettersi da parte dopo i combattimenti, chiedono invece di essere una forza importante dell’Iraq. Questa prospettiva preoccupa non solo la minoranza sunnita in Iraq, ma anche i funzionari militari e il governo a guida sciita, che temono che le milizie possano dominare l’Iraq nello stesso modo in cui la Guardia Rivoluzionaria fa in Iran e il gruppo di guerriglieri Hezbollah in Libano.

L’esercito potrebbe arrivare allo scontro con le milizie. “Le milizie si sono ormai infiltrate nel governo e stanno creando delle ingerenze nella politica”, ha detto Ali Omran, Comandante della 5^ divisione di fanteria e veterano di numerose battaglie contro IS. “Ho detto ai componenti di Hashd che un giorno io e i miei uomini li potremmo combattere.”

Le oltre 50 milizie sciite in Iraq hanno tra i 60.000 e i 140.000 combattenti, secondo le stime del governo e dello Hashd stesso. Sono sostenuti da carri armati e armi, e hanno le loro agenzie d’intelligence, sale operative e tribunali. Le milizie più grandi, come Asaib Ahl al-Haq, le Brigate di Hezbollah, Badr e le Brigate di pace, sono state presenti da subito dopo la cacciata di Saddam Hussein del 2003. Sono legate a partiti politici, diventando effettivamente i loro bracci armati.

Le fila delle milizie si sono gonfiate drammaticamente dopo l’occupazione di quasi un terzo dell’Iraq durante l’estate del 2014, quando il grande ayatollah Ali al-Sistani, la più alta autorità religiosa sciita irachena, ha invitato i maschi abili a combattere l’IS. Quelle stesse milizie ora vogliono rimanere una forza armata autonoma permanente e stanno resistendo ai tentativi di integrazione nelle forze militari e nella polizia. Le milizie insistono sul fatto che hanno guadagnato uno status speciale, ricordando i 5.000 miliziani uccisi e i 16.000 feriti nei combattimenti.

Alcuni di loro dicono “Vogliamo essere una terza potenza in Iraq”, a fianco dell’esercito e della polizia. “Perché l’Hashd non può essere come la Guardia Rivoluzionaria in Iran?”

Il modello della Guardia Rivoluzionaria, spesso citato dai leader delle milizie, sarebbe un cambiamento drammatico per le milizie irachene. In Iran, la Guardia è una forza d’elite indipendente e meglio armata dei militari, con il compito di “proteggere” la struttura di potere religioso sciita. E’ effettivamente uno stato nello stato.

L’agenzia ufficiale creata per sorvegliare i combattenti, la Commissione Popolare per la Mobilizzazione, è invece diventata l’arma politica delle milizie nel meccanismo del potere. Il governo ora finanzia le milizie, ma alcuni di loro si rifiutano di dare ai funzionari persino i nomi dei loro combattenti, adducendo motivi di sicurezza.

Secondo quanto riporta l’AP, i consiglieri della Guardia Rivoluzionaria iraniana e gli Hezbollah libanesi hanno aiutato le milizie irachene nella battaglia contro l’IS. I cartelloni pubblicitari attorno a Baghdad annunciano il “martirio” di combattenti, accanto a immagini degli iraniani Khamenei e Khomeini e del leader di Hezbollah Hassan Nasrallah. Canali televisivi della milizia e giornali accusano il governo anche di corruzione e declamano le milizie come i veri protettori degli iracheni.

Ora le milizie chiedono di partecipare all’offensiva, attesa da tanto, per riprendere Mosul, in gran parte sunnita, seconda città dell’Iraq e la principale roccaforte dell’IS in Iraq – cosa a cui l’esercito e gruppi sunniti armati si oppongono. “L’Hashd prenderà parte alla battaglia per liberare Mosul,” ha dichiarato il politico senior sciita Hadi al-Amry, che è anche comandante della milizia Badr supportata dagli iraniani. “Nessuno ci può fermare dall’entrare a Mosul.”

A Samarra, i sunniti dicono di aver già sperimentano quello che si teme potrebbe accadere se le milizie entrano a Mosul. La città ha una maggioranza sunnita, ma è sede di uno dei santuari sciiti più venerati, fatto saltare in aria da al-Qaida 10 anni fa. Nel 2014, le milizie sciite hanno impedito con successo la conquista di Samarra e hanno mantenuto il loro controllo sulla città da allora.

Autorità e funzionari locali denunciano, incolpando le milizie sciite, dell’uccisione di sunniti, di aver preso il controllo delle scuole e perché avrebbero costretto i sunniti a vendere le proprietà nelle vicinanze del santuario. Il vice presidente del consiglio della città, Muzher Fleih, ha riferito che 650 sunniti sono scomparsi, probabilmente rapiti e uccisi dalle milizie. Tra loro c’era suo fratello, scomparso l’anno scorso e ritrovato morto poco dopo.

Il mese scorso, c’è stato anche un attrito con i militari, i miliziani hanno rifiutato l’ordine di sgomberare un edificio in una base militare a nord di Baghdad, e l’esercito ha inviato truppe per prenderne il controllo. Hanno trovato i miliziani pronti a combattere, con cecchini appostati sul tetto e sacchetti di sabbia posizionati intorno. La controversia è stata risolta quando è stato trovato un altro edificio per i miliziani.

Molte sono le fonti che riportano di gruppi armati sciiti che hanno usato la lotta contro lo Stato islamico come copertura per una campagna atroce di pulizia etnica, che ha generato scontri ricorrenti e violenze che continuano ancora oggi.

Il governo non solo non è riuscito a evitare tali atrocità, ma non è stato neanche in grado di contenere l’entità del danno o di portare le milizie davanti alla giustizia.

Uno dei prossimi obiettivi del governo iracheno, la liberazione di Mosul, porta inevitabilmente a pensare ad una serie di problemi di non facile soluzione. Mosul ha una popolazione di oltre un milione di persone, la maggior parte di essi sunniti. Se verrà concesso, alle milizie Sciite, libero sfogo ci sarà una crisi umanitaria con tantissimi rifugiati. I civili potrebbero cercare di fuggire dal caos e dagli inevitabili spargimenti di sangue, dirigendosi verso nord, in Turchia e verso i paesi dell’Unione Europea e, come già si sta sperimentando in questi giorni, la comunità internazionale potrebbe non essere in grado di contenere un tale esodo su larga scala.

Elvio Rotondo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *