I droni cinesi appetibili nel mercato delle armi

I cinque maggiori esportatori di armi nel periodo 2011-15 sono stati Stati Uniti (33%), Russia (25%), Cina (5,9%), Francia e Germania (per un totale del 74% di tutte le esportazioni), mentre i cinque maggiori importatori sono stati India, Arabia Saudita, Cina, gli Emirati Arabi Uniti (EAU) e l’Australia.

Secondo i dati del SIPRI (Stockholm Interantional Peace Research Institute) le esportazioni cinesi di armi sono aumentate dell’88 per cento tra il 2006-10 e il 2011-15, e la percentuale delle esportazioni mondiali della Cina è aumentata dal 3,6 al 5,9 per cento. La Cina ha fornito armamenti a 37 Stati nel 2011-15, ma la maggior parte di queste esportazioni (75 per cento) sono state in Asia e Oceania. Le esportazioni cinesi di armi negli stati di Asia e Oceania, nel periodo 2011-15, sono state del 139 per cento in più rispetto al periodo 2006-10. Il Pakistan è stato il principale destinatario delle esportazioni cinesi, con il 35 per cento, seguito dal Bangladesh e Myanmar, che rappresentano rispettivamente il 20 e il 16 per cento, (tutti e tre sono vicini dell’India, il primo importatore di armi nella regione).

Le importazioni di armi da parte dei paesi del Medio oriente sono cresciute del 61 per cento nel periodo tra il 2006-10 e il 2011-15. Nel periodo 2011-15 l’Arabia Saudita è stata il secondo più grande importatore mondiale, con un incremento del 275 per cento rispetto al periodo 2006-10. Nello stesso periodo, le importazioni di armi da parte degli Emirati Arabi Uniti sono aumentate del 35 per cento e quelle di Qatar sono salite del 279 per cento. Le importazioni dell’Egitto sono aumentate del 37 per cento tra il 2006-10 e il 2011-15, principalmente a causa di un forte aumento nel 2015.

Malgrado la percentuale di vendita di armi del 5,9%, la Cina è comunque da considerare un esportatore non trascurabile, soprattutto per i prezzi contenuti, rispetto a quelli americani, dei droni armati.

Secondo un articolo della CNBC, i paesi interessati nell’acquisto di droni armati, capaci di colpire obiettivi a distanza sul terreno, si stanno rivolgendo alla Cina, che possiede i Cai Hong, velivoli senza pilota – in particolare, Cai Hong-3 e Cai Hong-4, o CH-3 e CH-4.

Insieme all’Iraq, diversi Stati del Medio Oriente hanno acquistato la tecnologia dei droni armati dalla Cina. Arabia Saudita, Egitto e gli Emirati Arabi Uniti avrebbero importato droni armati dalla Cina, così come la Nigeria e, probabilmente la Somalia (l’esercito somalo ammette di aver acquistato droni armati, anche se non rivelano da chi). Iraq e Pakistan li hanno utilizzati in combattimento, lanciando attacchi contro i militanti all’interno dei propri confini.

La lista degli Stati che ora possiedono droni armati cinesi probabilmente va ben oltre quelli elencati sopra. La Cina ha concertato un lancio nel mercato internazionale delle armi, offrendo droni armati più facili da reperire e meno costosi rispetto a quelli americani. Secondo alcune stime degli analisti, un drone armato cinese costerebbe 1 milione di dollari – circa un quarto del prezzo richiesto per quelli con analoga tecnologia statunitense.

Di conseguenza, Stati con poche disponibilità economiche possono mettere le mani su droni armati cinesi, evitando così anche tutti i vincoli delle miriade di imposizioni nel processo di esportazione di armi degli Stati Uniti. Ciò rende i droni cinesi particolarmente allettanti per i paesi che non dispongono di bilanci militari massicci, ma desiderano il potere simbolico dei droni. Secondo quanto riferito da Sarah Kreps, professore associato al Dipartimento governativo della Cornell University, ed esperto di sicurezza e tecnologia della proliferazione internazionale: “c’è un certo vantaggio solo per il fatto di averli”.

I droni cinesi CH-3 e CH-4 sono ampiamente considerati meno affidabili dei droni americani, come i noti MQ-1 Predator e MQ-9 Reaper. Benché manchino del range e della capacità dei droni statunitensi, per la maggior parte dei paesi i droni CH-3 e CH-4 rientrano nella categoria di “abbastanza buoni“, dicono gli esperti. Il CH-3, il più piccolo dei due droni, potrebbe trasportare almeno 58 chili di sensori o di armi, tra cui almeno un missile a guida laser AR-1 – la versione cinese, grossomodo equivalente, del missile AGM-114 “Hell Fire” trasportato dai droni americani.

Il più grande, il CH-4, è riconoscibile immediatamente per chiunque abbia familiarità con i droni con i quali i militari degli Stati Uniti hanno operato a partire dalla metà degli anni 1990. Visivamente, da vicino assomiglia al MQ-9 Reaper americano – tanto che gli esperti ritengono che sia stato progettato utilizzando le informazioni rubate ai “contractors” della difesa degli Stati Uniti, ha detto Peter W. Singer, stratega e senior fellow presso la New America Foundation.

Singer dice che il CH-4 probabilmente condivide anche alcune altre caratteristiche dei droni della classe Predator, tra cui un carico utile molto maggiore rispetto al CH-3 (225 chili) e un range più ampio (secondo i dati dell’Air Force il range del Predator è di 1240 chilometri).

 

Elvio Rotondo

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