L’amministrazione americana discute sulla strategia anti ISIS in Libia

L’amministrazione Obama sta dibattendo per trovare il giusto mix di mosse militari e diplomatiche per fermare lo Stato islamico in Libia, dove il gruppo estremista ha approfittato del caos politico del paese per proliferarvi, con implicazioni preoccupanti per gli Stati Uniti e l’Europa – in particolare l’Italia, a soli 300 miglia di distanza.

Il Washington Post riporta che alcuni alti funzionari dell’amministrazione hanno riferito che non è contemplata un’azione militare degli Stati Uniti su larga scala in Libia.

Il NYT riferisce che quando Obama ha radunato i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale, il 4 febbraio scorso, per discutere dell’escalation della lotta contro lo Stato islamico, ha chiesto loro di preparare misure militari necessarie per combattere i militanti in Libia e allo stesso tempo non sottovalutare gli sforzi internazionali per contribuire a formare un governo di unità nazionale.

Obama è molto cauto nell’impegnarsi in un intervento del genere. Ha detto ai suoi aiutanti di raddoppiare gli sforzi per contribuire a formare un governo di unità in Libia, nello stesso tempo il Pentagono perfeziona le proprie opzioni che includono attacchi aerei, incursioni di commandos o invio di consiglieri militari per le milizie libiche sul terreno. Come le forze speciali stanno facendo ora in Siria orientale. L’utilizzo di grandi numeri di truppe di terra americane, i cosiddetti “boots on the ground”, non viene presa in considerazione.

Alcuni funzionari del Pentagono, questa settimana, hanno stimato la crescita del numero di combattenti dello Stato Islamico in Libia fino a 5.000/6.500 elementi – più del doppio della stima degli analisti governativi, dati resi noti lo scorso autunno. Molte reclute dello stato islamico, provenienti da tutto il Nord Africa, invece di recarsi in Iraq o in Siria, sarebbero rimasti in Libia, nelle roccaforti dei militanti lungo le 150 miglia di costa mediterranea, nei pressi di Sirte.

I vertici dello Stato islamico, in Siria, hanno inviato una mezza dozzina di luogotenenti in Libia per aiutare ad organizzare quello che i funzionari occidentali considerano il gruppo più pericoloso degli otto affiliati globali. Negli ultimi mesi, i team delle operazioni speciali degli Stati Uniti e della Gran Bretagna hanno aumentato le missioni di ricognizione clandestine in Libia per identificare i leader militanti e tracciare le loro reti per eventuali attacchi/bombardamenti.

Secondo alcuni funzionari, i pianificatori militari sono ancora in attesa di ordini nel caso il coinvolgimento americano includesse di colpire i leader, attaccando una serie più ampia di obiettivi, o lo schieramento di team di commando per lavorare con i combattenti libici che promettono di sostenere il nuovo governo libico.

Qualsiasi azione militare sarebbe coordinata con gli alleati europei.

I team di forze speciali americane, lo scorso anno, hanno cercato di persuadere gli alleati libici a unirsi in un nuovo governo nella lotta contro lo Stato islamico, noto anche come ISIS o ISIL. Ma i comandanti dicono che hanno a che fare con un mosaico di milizie libiche che restano inaffidabili, irresponsabili, mal organizzate e divise per regioni e tribù.

Per Obama la sfida è di evitare di intraprendere un’altra grande campagna antiterrorismo nel suo ultimo anno in carica, ma muoversi con decisione per evitare il nascere di un nuovo braccio dello Stato Islamico che se lasciato incontrollato, secondo gli analisti, potrebbe attaccare l’Occidente, tra cui gli americani o gli interessi americani.

E’ comunque prevista a Bruxelles, la prossima settimana, una riunione del Segretario alla Difesa Ash Carter, con altri ministri della difesa, per discutere la via da seguire nella lotta allo stato islamico.

 

Elvio Rotondo

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