I droni americani in Africa

Gli Stati Uniti hanno chiuso la loro base di droni in Etiopia, ridimensionando le operazioni aeree contro i militanti di Al-Shabaab. Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, la base temporanea nel sud dell’Etiopia sarebbe stata chiusa nel settembre dello scorso anno. L’installazione di Arba Minch è stata utilizzata, per quattro anni, per effettuare voli di sorveglianza sulla Somalia. Nessuna spiegazione ufficiale, da parte americana, per la chiusura. La base, che ospitava per lo più droni MQ-9 Reaper, si trovava nell’entroterra nel sud-est dell’Etiopia, molto vicino al Sud Sudan, Uganda e Kenya.

Mentre da Gibuti, base permanente degli Stati Uniti con circa 3,000 soldati americani, droni e altri aerei continuano a volare.

Il Reaper, velivolo senza pilota, (una versione più grande e meglio armata del Predator) avrebbe ucciso decine di militanti di al-Shabaab, e secondo alcuni analisti lo squadrone di droni di base a Gibuti, sarebbe stato “responsabile della neutralizzazione di 69 combattenti nemici, tra cui cinque elementi di spicco”.

Gli Stati Uniti starebbero impegnando più risorse militari nelle campagne contro il gruppo terroristico di Boko Haram in Nigeria e Camerun e contro i militanti islamici in Mali e in Libia, grazie ai significativi progressi militari compiuti nella stabilizzazione della Somalia.

Nel mese di ottobre dello scorso anno, il presidente Obama aveva dichiarato che avrebbe inviato 300 truppe americane in Camerun, per creare una nuova base di droni e aiutare le forze locali a contrastare il gruppo terroristico di Boko Haram. Secondo quanto riporta il Washington Post, non sembra trattarsi dei droni Reaper, provenienti dall’Etiopia, poiché funzionari militari statunitensi avrebbero riferito che in Camerun starebbero operando droni Predator disarmati, un vecchio modello rispetto a quelli che operavano in Etiopia.

La base dei droni in Camerun è l’ennesima base di sorveglianza istituita dagli Stati Uniti nel continente africano. Le altre sono nel Corno d’Africa (Djibouti, Somalia, Kenya e Seychelles), dove possono, probabilmente, focalizzare le attività sul Mar Rosso, il Golfo di Aden e l’Oceano Indiano. La base dei droni in Uganda è parte del tentativo di distruggere il Lord’s Resistance Army, un gruppo terroristico dell’Africa centrale. In Africa occidentale, ci sono strutture di sorveglianza in Burkina Faso, Ciad e Niger.

In Niger la minaccia jihadista non sarebbe affatto secondaria, anzi, le infiltrazioni dai confini sono all’ordine del giorno e gli statunitensi avevano trasferito nel paese i loro Reaper (armati) le cui missioni coprirebbero una vasta area che include Mali, nord del Niger e sud di Libia e Algeria e anche il nord della Nigeria. La base di Agadez (Niger) consentirà ai droni USA di avvicinarsi maggiormente al nord del Mali e al sud della Libia, rotta chiave per i trafficanti di armi e droga e per i combattenti dei gruppi islamici che si spostano attraverso il Sahara.

Probabilmente il ritiro di droni dalla base in Etiopia potrebbe far parte di un rischieramento in aree di crisi con maggiori necessità, su valutazioni del Pentagono, per contrastare lo Stato Islamico in Medio Oriente.

I droni continuano a giocare un ruolo centrale sia nella sorveglianza, sia negli attacchi aerei contro l’ISIS. Il Pentagono ha accresciuto la sua flotta di droni in diverse basi nella regione, in Turchia, Kuwait, Qatar e negli Emirati Arabi Uniti.

 

Elvio Rotondo

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