Aumento della minaccia islamica in Asia centrale

Il crescente aumento delle attività dei Talebani in Afghanistan comincia a minacciare le fragili ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale. Secondo il direttore del Centro analisi del Kirghizistan la situazione in Afghanistan starebbe peggiorando, e questo rappresenterebbe un grande pericolo, con conseguenze dirette per l’Asia centrale. L’escalation delle tensioni in un Afghanistan debole e destabilizzato, insieme a un aumento dell’integralismo islamico in Asia centrale sono, indubbiamente, fonte di preoccupazione per molti Paesi nell’area.

Nel periodo in cui i talebani hanno governato l’Afghanistan, 1996-2001, il paese è stato utilizzato, dagli islamisti dell’Asia centrale, come base di partenza per penetrare, con incursioni in profondità, nel cuore dell’Asia centrale. Una di queste, secondo quanto riporta il Wall Sreet Journal, è stata l’attacco del 1999 nella provincia meridionale di Batken, Kirghizistan, dove islamici armati, dopo aver attraversato le montagne dell’Afghanistan, avevano tenuto per mesi la valle fino a quando non furono scacciati con l’aiuto della Russia e dell’aviazione dell’Uzbekistan.

Tra i cinque Stati dell’Asia centrale, il Tagikistan e il Kirghizistan appaiono particolarmente vulnerabili. I paesi sono caratterizzati da confini particolarmente porosi e da una popolazione povera, che trova nel traffico di droga un’importante fonte di guadagno. I due paesi sono rotte di traffico dell’eroina proveniente dall’Afghanistan e diretta, via Kazakistan, alla Russia. Si pensa che dall’Asia Centrale transiti un quarto dell’eroina prodotta nel mondo. Entrambi dipendono dalle rimesse di lavoratori emigrati in Russia con un flusso di denaro che è stato duramente colpito dalla crisi economica russa e dalla conseguente svalutazione della moneta russa. In tutta la regione, nel frattempo, l’osservanza religiosa musulmana è in aumento. Nel 1991, quando il Kirghizistan divenne indipendente, nel paese c’erano solo alcune moschee, mentre ora, ce ne sono 3.000, e altre sono in costruzione. Dal 2011, migliaia di persone dell’Asia centrale sono andate in Siria e Iraq per unirsi allo Stato islamico e ad altri gruppi jihadisti.

Il Tagikistan, il più povero tra le repubbliche ex Sovietiche, con sette milioni di abitanti si confronta con violenze e scontri di potere al suo interno. Il presidente Rahmon ha bandito quello che era il solo movimento politico legale islamico della regione, il “Partito per la rinascita islamica del Tagikistan”. Da allora, le autorità hanno arrestato migliaia di membri del partito, che sostiene la non-violenza. Secondo il leader del partito messo al bando, un tale giro di vite sarebbe destinato solo a rafforzare gli jihadisti violenti in tutta la regione. “I giovani in Asia centrale hanno già smesso di credere nei meccanismi legali democratici, e nella possibilità di usarli per cambiare la situazione”. “La radicalizzazione è in corso già da un po’ di tempo, e la messa al bando del nostro partito accelera questo processo. Molti dei nostri membri di partito, in particolare i giovani, che erano abituati ad ascoltare i nostri consigli di lavorare all’interno del sistema democratico non vedono alcuna alternativa. Una parte di loro, ora, probabilmente, si unirà a gruppi radicali”, ha dichiarato il capo del partito.

Il più grande gruppo radicale dell’area, in grado di colpire la regione, il Movimento islamico dell’Uzbekistan (IMU) si sarebbe, fortunatamente per i governi dell’Asia centrale, indebolito a causa delle spaccature interne. L’IMU è stato costretto a uscire dalle sue basi, nella zona tribale del Nord Waziristan, Pakistan, a seguito di un’offensiva militare pakistana nel 2014, ed è ora operativo principalmente nelle zone di etnia uzbeka nel nord dell’Afghanistan. Alcuni leader dell’IMU hanno giurato fedeltà allo Stato islamico, mentre altri sono rimasti alleati con i talebani.

Indubbiamente, l’Afghanistan continua a rappresentare il maggiore centro d’instabilità regionale e gioca sicuramente un ruolo principale nell’espansione della minaccia del terrorismo islamico verso le regioni dell’Asia centrale. Alcuni mesi fa, proprio Hamid Karzai, l’ex presidente afghano, durante una visita a Mosca, aveva detto che militanti affiliati allo Stato Islamico utilizzerebbero l’Afghanistan come piattaforma di lancio per diffondere la propria influenza in tutta la regione.

Elvio Rotondo

Country Analyst de Il Nodo di Gordio

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